a chi non riconosce l’identita’..
feb/120
Forse alcuni di voi sono convinti di far parte di quella generazione cosi lucida, divina e superiore che rispetto a tutte le generazioni passate, conosce il modo di come poter unificare tutti in un unico grande Stato per renderci tutti uguali e consenzienti anche a costo di accettare le imposizioni dei potenti, magari raggiungendo tale scopo senza nessuna guerra ma “soltanto stringendosi per mano nel nome dell’amore”…quanta ipocrisia e poca obbietività in tutto questo…
Rendiamoci conto che ogni popolo è diverso e in modo naturale dal punto di vista culturale e territoriale, mantiene la propria diversità dagli altri, ecco perchè giustamente ogni popolo possiede una sua bandiera, una sua nazionalità, una sua storia, una sua politica, una sua etica, una sua tradizione e una sua economia e da ciò giustamente ogni Paese necessità di proprie istituzioni che lo rappresentino e che gli diano una propria identità. Per queste ragioni personalmente non accetterei la forzatura che i poteri forti ci vogliono imporre nel nome della globalizzazione.
Non puoi forzare e mischiare le diversità, ogni popolo si distingue, perchè è umano farlo, e giustamente fa i suoi interessi per difendere i propri simili.. Bisogna apprezzare e rispettare le diversità mantenendo le giuste cautele e le fisiologiche distanze. La natura con i suoi mari e i suoi monti da sempre ci insegna a non invadere e a non andare oltre la nostra visuale per non perdersi in illusioni e in improvvise precipitose cadute come ad esempio quella economica dei nostri tempi avvenuta in pochi anni. Ricordiamoci che prima o poi anche le gallerie e i ponti, crollano…
…questo argomento non nè riscontro la priorità viste le condizioni socio-economiche di noi italiani, non vedo perchè devo occuparmi del giardino del vicino se il mio è già disastrato… Non possiamo fare la croce rossa del mondo. E’ scontato essere antifascisti ma ogni popolo deve migliorare nel proprio paese e i paesi che possono permettersi di aiutare devono intervenire culturalmente nei loro territori, l’umanità deve smettere di scappare dal proprio luogo di nascita abbandonando le proprie terre e i propri cari…Oggi gli italiani devono concentrarsi e occuparsi dei loro problemi interni.
…in molte realtà quotidiane del paese l’attuale integrazione di fatto è sostituzione…
…se prima il fascismo ci toglieva il pensiero adesso l’antifascismo ci toglie la realtà…
Per viaggiare oltre e superare ogni barriera il creatore ci ha fornito dell’immaginazione, dei sogni.
Il creditore di favole
gen/120
Quando qualcuno attribuisce a numeri e parole, un debito verso tutti, fatto di vuoto, e lo stesso esige che da tali numeri e parole, tutti e nessuno escluso, si devono confrontare e adeguare, costui in realtà, non è altro che un presuntuoso creditore del nulla con la pretesa di esser pagato raccontando favole. Favole senza mai una fine, delle quali meno ci si crede e più ci si coinvolge, fino ad entrarci dentro, lasciandole esistere.
“Per non credere ad una favola non bisogna ascoltarla.”
emigrante? non e’ un mio simile.
gen/120
Emigrante moderno? Non è un mio simile. …Una cosa è certa, l’Italia non guarirà per quelli che si allontanano dai propri confini in cerca di fortuna, i quali scelgono di osservare gli eventi a distanza, “dalla terrazza”, questi “saggi”, “eroi”, “genii” dell’ “altrove” di solito non hanno il senso dello Stato e di appartenenza e molti di loro hanno buoni requisiti per diventare perfetti privati schiavizzatori internazionali per il proprio bussinnes personale. Una buona parte degli Italiani all’estero non dovrebbero essere considerati propriamente Italiani ma più semplicemente soggetti piuttosto insensibili e alquanto ignoranti che in definitiva pensano sopratutto al loro culo, alcuni tra loro si spostano sempre dove tira il vento, altri si piantonano dove più gli conviene abbandonando abitudini, affetti, tradizioni, lingua, insegnamenti ecc. Costoro sono spesso poco rispettosi e poco riconoscenti, ove davanti a qualsivoglia difficoltà sono subito pronti a girare le spalle al Paese dove sono nati o dove sono stati ospitati, screditandolo e denigrandolo. Navigatori ingrati dei tesori d’altri. Il nuovo sistema sociale di oggi ci vuole sfamare l’esistenza proponendo un’unica pietanza da ingoiare in un sol boccone, essa prende il nome di “caos del movimento”, fatta di ingredienti tutt’altro che naturali come la sfida, la velocità e l’apparenza. Adattarsi al sistema corrotto significa non riconoscerlo come tale sopratutto quando ci spostiamo.
ai giovani
gen/120
Oggi è difficile per chi è molto giovane rinunciare agli eccessi in questo caos tentacolare che circonda tutti. Almeno una volta c’era la chiesa che proponeva l’illusione di sentirsi appagati generando una propria famiglia per tutta la vita, ti facevi un culo tanto ma almeno di fatto quel sogno veniva realizzato. Adesso invece i sogni non li realizzi più perchè nemmeno li desideri e senza aver innescato qualcosa che vada a sostituirsi, i giovani tornano agli istinti primordiali. In verità di inneschi c’è ne sono eccome: Nel giovane alterato della società malata, la realizzazione risiede e pulsa nell’orgasmo di una scopata, nello sballo di una droga, dentro un colpo violento che centra il bersaglio, in un momento folle sull’orlo di un precipizio.
Dovrebbe sorgere in loro il desiderio di regolarizzarsi ma forse siamo sulla giusta strada:
Internet, la costruzione di idee nel grande laboratorio della rete potrà un domani essere per loro lo stimolo giusto per riequilibrarsi, diventando così una soddisfazione di vitale importanza, la rete sarà sempre più lo strumento prezioso per essere e volere, per discutere, scegliere e gestire il proprio cammino. I ragazzi diversi dovranno smettere di saltare le tappe, per poter cercare i propri simili e i ragazzi simili dovranno riunire le menti per formare una efficace intelligenza collettiva per autogestirsi e per respirare serenità perchè diversamente “La libertà assoluta è dentro la gabbia del caos“.
distruggere conviene
dic/110
Alla politica dei ricchi conviene distruggere:
Distruggere l’economia dei risparmiatori, riducendoli alla fame costringe loro a utilizzare i pochi risparmi di una vita o a vendere la propria abitazione per arricchire i mercati privati delle agenzie immobiliari.
Distruggere la famiglia, con le separazioni e i divorzi, oltre a produrre spese legali provoca la necessità di trovare un’altra abitazione e quindi un nuovo affitto o un nuovo mutuo o un nuova automobile, sempre a vantaggio del mercato dei potenti.
Distruggere i rapporti reali, le aggregazioni, gli incontri, la presenza fisica tra individui, aumentano il bisogno di interagire a distanza e quindi aumentano anche i guadagni degli strumenti e dei servizi di comunicazione.
Distruggere il piacere di vivere, la serenità esistenziale, la salute psicofisica, generano elevati introiti alle case farmaceutiche e ai servizi privati sanitari e anche i mercati dell’alta moda e del turismo ne sono coinvolti con i cosidetti “premi di consolazione”.
Distruggere la ricerca, l’ambiente naturale la viabilità cittadina, denigrando e camuffando qualsiasi reale scoperta scientifica o innovazione tecnologica ecosostenibile, permette ai colossi petroliferi e finanziari di mantenere il proprio potere decisionale sull’umanità.
Distruggere e calpestare la coscienza individuale, l’autocontrollo, il senso della misura e il senso civico, promulgando l’illusione del successo, la tentazione del rischio, la provocazione del sesso, la paura della violenza portano guadagni incredibili intorno al mondo dell’istruzione pubblica e privata, alle agenzie dei giochi d’azzardo e al mercato della droga e della prostituzione.
Agli occhi del classico conformista dai denti bianchi, con la giacca e la cravatta, perfettamente adattato al modello europero, tutto ciò potrebbe sembrare un’analisi un tantino forzata ma è di fatto la fiorente logica dei mercati forti, alcuni la chiamano “antipolitica”, altri invece la riconoscono come “la crisi” ma il fenomeno è certamente qualcosa che va oltre questi termini…
la scusa dell’anno
dic/110
I governanti, questi zombi con la cravatta fuori dalla realtà, fanno in fretta a decidere per noi. Tutto dipende sempre da quello che secondo la loro volontà è necessario fare, ovvero in parole povere: I loro sporchi interessi. Decidendo sempre con la stessa scusa ormai spalmata in tutte le salse: Se non entravamo in europa era crisi, ora che ci siamo dentro c’è crisi ma se ne usciremo ci sarà crisi. Ci dicono che dobbiamo pagare un debito che è pubblico e che nel tempo si è accumulato, ancora un pò e ci diranno che esistono le streghe e che vanno bruciate in piazza. Il modello rappresentativo ha fallito. In televisione si continua a rispondere con il politichese tecnico e ogni volta ci si dimentica di chiedere una domanda tanto semplice quanto importante: “Qual’è il vero scopo della politica dell’attuale governo nei confronti degli italiani in difficoltà?”. Forse “pagando”? Più di qualcosa non quadra. Lo spread, questo sconosciuto, ha oramai sostituito il cosidetto pil (prodotto interno ba-lordo), così se esso sale noi popolazione precipitiamo economicamente e se precipitiamo sembra non ci sia modo di risalire o forse soltanto quando toccheremo il fondo potremo darci lo slancio per ricominciare con un sistema nuovo generato e controllato da uomini veri: Noi. Noi che in realtà, non abbiamo nulla da festeggiare.
prevenire e’ meglio che inculare
dic/110
Ci hanno sufficentemente avvertito che intorno a noi si sta avvicinando un problema complesso, di difficile comprensione, dall’aspetto malefico, dal gusto un pò amaro, che odora di morte , del quale non è chiara la sua provenienza e che da un momento all’altro potrebbe scaraventarsi su noi cittadini, gli esperti la chiamano “crisi“. Sembrava fosse già arrivata invece pare fossero solo fuochi di paglia o falsi allarmi. Il peggio deve ancora arrivare ma per il momento ci continua a tormentare. Se poi i banchi dei supermercati sono ancora pieni, la crisi ci gira intorno comunque! Se abbiamo tanta di quella produzione che il 5o% della merce è invenduta e finisce nella spazzatura, la crisi ci gira intorno comunque! Se la spazzatura fosse trasformata da processi biologici potrebbe essere una ricchezza per tutta la comunità ma la crisi, comunque, ci girerebbe intorno! Se poi nelle città si festeggia ancora tra stelle illuminate, fuochi d’artificio, sorprese e impacchettamenti vari, la crisi potrebbe anche accompagnarci a fare shooping!
Ma da questo problema gli esperti in politica hanno la soluzione e per presentarcela usano la “prevenzione“. Si perchè gli esperti della politica hanno intuito che prevenire è meglio che inculare, così alla luce del sole è per loro controproducente, è decisamente meglio torturare lentamente, poco alla volta, con stile, sotto voce fino allo spasimo e poi di colpo zac! Iniettare la cura preventiva: il siero del proprio volere, del proprio potere. La nuova manovra.
Ecco quindi il motivo. Si deve prevenire la discesa economica e salvare l’unione europea e la sua moneta. Per questo si deve prevenire la natalità zero ospitando altri popoli più poveri. Per questo si deve prevenire il collasso ambientale con la costruzione dei termovalorizzatori e per questo si deve prevenire il disastro energetico con il nucleare sicuro!
Gli esperti sembrano proprio dei bravi dottori, competenti nella loro materia, loro lavorano equamente per il nostro bene e noi comuni mortali ci dobbiamo fidare in modo equo, da destra a sinistra.
credere al visibile
dic/110
Gli spettatori continuano ad applaudire perchè hanno compreso e gradito…? E’ ancora così vero? E i telespettatori?
Credere al “visibile” è un impegno non da poco se si hanno dei dubbi…
Condannano in galera i colpevoli per poi farli uscire o fanno entrare gli innocenti senza una condanna.
Accolgono gli immigrati per poi respingerli o non gli accolgono per farli scappare.
Aumentano le tasse per salvare lo Stato o lo Stato non si fa pagare.
Facilitano il licenziamento per favorire le assunzioni sul lavoro o il lavoro licenzia i lavoratori sfavoriti.
Allugano l’età pensionabile per garantirci un sostegno futuro o il futuro non sostiene garanzie.
E’ possibile far credere qualsiasi cosa se si può apparire. La visibilità conta più della credibilità: “I colpevoli sono innocenti”, “i politici guadagnano poco“, “i precari sono dei fannulloni e i disoccupati certi lavori non li vogliono più fare“, “ormai lo sanno tutti che siamo a nascita zero“, “poi i poveri immigrati restano comunque una ricchezza…“, “…ma gli schiavi sono lontani, si trovano in oriente!” “C’è chi sta peggio di noi oppure c’è la media europea“. “E’ inutile insistere bisogna crescere e produrre“, “troppi risparmi anche se non ci sono più soldi in tasca…” “…e comunque ammettiamolo: sono finiti tutti dentro le slot machine“, “se poi si vuole ancora tentare c’è ancora un biglietto della lotteria!“. “Sarai tu il prossimo fortunato?“. “Mi raccomando però, gioca ma con moderazione..“, “.…tranquillo, il tuo conto in banca è in buone mani al limite se succede qualcosa è per la crisi…” “…e ricorda nel caso in cui sei nervoso il fumo da sigaretta anche se in vendita, nuoce gravemente alla salute“.
il vecchio imprenditore
dic/110
Mai come in questo momento di profonde mutazioni politiche è possibile rimettere in discussione tutto il sistema socio-economico per lasciare posto ad un nuovo sistema a misura d’uomo, nel quale il lavoro non sarà più così essenziale per la comunità e anche il ruolo del classico imprenditore che oggi di fatto guadagna e vive sulla fatica degli altri potrebbe essere abbandonato per cedere spazio al concetto di mercato diretto: Oggi il cosidetto imprenditore è una sorta d’intermediario tra chi realmente produce e chi consuma, oggi l’imprenditore inconsapevolmente o meno, è una figura che specula sulle persone attive e sugli scambi, il quale organizzando forzatamente e imponendo le condizioni genera alterazioni, malesseri e crisi individuali o collettive, verso gli altri e anche verso se stesso.
Un domani la nuova organizzazione gestionale del mercato potrebbe avvenire in automatico con l’uso dei computer e delle nuove tecnologie e di conseguenza il valore lavorativo e i prezzi potranno essere considerati e regolarizzati in base a variabili e calcoli automatici con lo scopo di equilibrare il tenore di vita di tutti.
Oggi il classico imprenditore appare come una vecchia figura sopravalutata e spesso temuta ma di fatto nel contesto cittadino, è già una figura scomoda, un anello della catena di troppo, che oramai pesa nei conti del mercato attuale e che forse in un futuro prossimo potrebbe venir superato da un nuovo mercato popolare autoregolarizzato.
spostamenti di massa
dic/110
Il boss di paese, meridionale, con il fucile a tracolla, non è mai stato davvero rilevante a livello nazionale, così come i media ci hanno sempre fatto credere. Il principio mafioso, in realtà, risiede in ogni cravatta che spicca al collo di ogni individuo il quale, inconsapevolmente o meno, favorisce il sistema: dal semplice compito impiegatizio al gestire la stanza dei bottoni dei poteri. In questo sistema anche gli immigrati sono solo le pedine di chi guadagna sul lavoro in nero sottopagato, sul contrabbando, sullo spaccio di droga, sulla prostituzione, sull’evasione fiscale, sulle guerre, sui finanziamenti europei.
Io nel mio Paese finchè si chiamerà Italia non voglio schiavi perchè:
- Primo non è umanamente giusto.
- Secondo, anche noi italiani di conseguenza precipitiamo nello sfruttamento lavorativo a basso costo, anche legalizzato, senza una vera unità popolare che possa, in qualche modo contrastare il fenomeno.
- Terzo, l’immigrazione di popolazioni povere sono un danno economico sociale e culturale per la nazione, perchè aumenta la disoccupazione, la criminalità, le malattie, le spese per il mantenimento nelle carceri, l’assistenza e l’accoglienza degli arrivi di massa.
- Quarto, perchè ogni cittadino nativo in qualsiasi paese al mondo non vorrebbe mai abbandonare la propria famiglia, i propri amici, le proprie abitudini e la storia ci insegna che gli spostamenti di massa hanno sempre portato distruzione e morte.
- Quinto, perchè è logico e giusto intervenire nei loro paesi di origine, per risolvere i loro problemi aiutandoli ad usare le proprie terre, le proprie risorse, ovviamente se prima noi italiani saremo capaci di risolvere i nostri problemi interni.
Attenzione quindi ai giornalisti che fanno i nodi alle cravatte.
